La viticoltura è stata introdotta in California dalla Chiesa. In particolare si attribuisce al francescano messicano Junipéro Serra, il merito di aver piantato il primo vigneto a San Diego nel 1769, anche se il vino derivato lasciava alquanto a desiderare. Nel 1830 il francese Jean-Louis Vignes, un uomo d’affari di Bordeaux che si stabilì a Monterey, produsse il primo vino californiano di qualità. Due decenni più tardi, fu fondamentale l’opera di Agoston Haraszthy, un aristocratico avventuriero ungherese, che impiantò nella zona di Carneros (Sonoma Valley) circa 300 diversi vitigni provenienti dall’Europa e fondò la prima azienda vinicola importante, la Buena Vista.

La produzione vinicola californiana attraversò un periodo particolarmente prospero fra il 1880 e il 1890,
ma successivamente la filossera, il proibizionismo che bandì la produzione e il consumo di vino, la depressione economica e la carenza di mano d’opera dovuta alle due guerre mondiali portarono ad un progressivo abbandono dei vigneti. La viticoltura incominciò a incominciò a riprendersi solo dopo il 1950, ma una buona parte delle conoscenze acquisite nel ‘800 erano andate perse. I vini prodotti in quegli anni erano per lo più vini liquorosi e solo dal 1969 si iniziò a produrre vino da tavola. All’inizio degli anni novanta la filossera tornò a colpire e causò la rovina di molti viticoltori, ma determinò anche la sopravvivenza dei vitigni e dei cloni più robusti, aumentando così la qualità dei vini californiani. Gli Stati Uniti sono attualmente il maggior produttore di vino del mondo dopo l’Europa e la California ne produce circa il 90%.

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